ASCOLTO E VALUTAZIONELettera aperta al sig. Lorenzo Zen (ancora sui cavi)

Ancora sui cavi, perche' personalmente ritengo che non si possa continuare a discutere sul nulla, si deve arrivare ad una conclusione. Se prima si discuteva se la luna fosse una dea o un fenomeno astrale, ad un certo punto nella Storia si e' deciso, e la questione e' finita.

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12trxb
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Lettera aperta al sig. Lorenzo Zen (ancora sui cavi)

#1

Messaggio da leggere da 12trxb » ieri, 12:43

Lettera aperta a Lorenzo Zen, ovvero: ancora sui cavi, ovvero: della soggezione personale e della necessità di essere realisti.
Ho inviato questa lettera alla sezione lettere di FdS ma, dato che in una rubrica di lettere non si può avere una reale discussione sull’argomento, la pubblico anche in questo Forum perché ritengo che la questione, vetusta finché si vuole, abbia bisogno di alcune prese di posizione, per il bene di tutti, e del settore che ci appassiona.
Caro sig. Zen, chi le scrive è una persona probabilmente della sua età (ho 73 anni). Sono, per formazione professionale, un tecnico. Mi aspetto che questa affermazione, da sola, provochi già in qualcuno un certo pregiudizio.

OT

Quindi, se sei un tecnico, non puoi capire, ragioni solo con gli strumenti; sappi che non tutto è spiegabile, ecc. ecc.
Oggi gira così.
Orbene, sappiano costoro che ritengo invece di essere aperto a tutto, nel senso di essere aperto a tutte le possibilità su ciò che è, al momento, inspiegabile. Tranne però ciò che chiaramente non può essere.
Quindi non prevenuto, ma realista; se una cosa si dimostra che non può essere, allora non può essere, punto. Ho un sacco di altri interessi, la maggior parte in campo artistico, non sono un topo di laboratorio.
Se fossi vissuto mille anni fa e mi avessero detto che il sole era Dio, credo che avrei pensato che fosse la spiegazione più probabile. Ma se qualcuno me lo dice oggi ho un po' di difficoltà a ritenerlo una persona con un normale equilibrio psichico.
Bene, detto questo, veniamo al punto. Le confesso che forse non ero mai riuscito a leggere fino in fondo uno dei sui Decaloghi, trovandoli, francamente, farciti di chiacchere, Musica con la maiuscola, ma con poca sostanza.
Ora invece ho letto gli ultimi due, ovvero quelli pubblicati su FdS di agosto e settembre, poiché ho visto che parlava dei cavi. Nel primo articolo diceva che qualcuno (non ricordo le parole esatte, ma che credo abbastanza pesanti, se non sbaglio) aveva ritirato fuori il discorso dei cavi. Cosa che io ho fatto recentemente, su CHF.
Nel numero di settembre, che ho qui davanti, leggo innanzitutto che ha fatto un patto d’acciaio con l’editore, nel senso che è autorizzato a dire ciò che vuole. Spero che per l’editore questa sia la prassi, nei confronti non solo suoi ma di chiunque, a patto che una opinione sia espressa educatamente, e ancor di più se sostanziata.
Cominciamo dall’inizio dell’articolo. Prima fa tutto un preambolo dicendo che ha fatto una serie di cambi/selezioni per scegliere gli apparecchi per la prova. Poi precisa che scrive per chi vuole ascoltare musica e non per coloro che si divertono a sperimentare/scambiare. Ma non era ciò che aveva appena fatto? Con che criterio sceglie gli oggetti altrimenti, se non scambiando? Subito dopo afferma che per i suoi clienti le varie prove non sono un piacere, sono stressanti. Ma purtroppo bisogna passare di lì per arrivare al risultato finale!? Che altri provano/scambiano senza una meta mentre lei lo fa per arrivare alla musica. Mi pare che ci sia un po' di contraddizione. Penso che chiunque, quando cambia, la prima cosa che faccia sia l’ascolto. Mi scusi, ma mi sembra un po' tutto buttato lì per fare volume (di scritto).
L’oggetto dell’articolo è la prova di un cavo da 30.000 euro. L’esito della prova si sostanzia in un punto: detto cavo è più silenzioso del confronto, costituito da un cavo più economico. Lo chiami “il nero fra gli strumenti” o in qualunque altro modo, la sostanza è quella. Il silenzio.
Lei stesso suggerisce l’ipotesi che il tutto possa essere dovuto, fra le altre cose, semplicemente ad una migliore schermatura.
Le sembra ragionevole spendere 30.000 euro per una migliore schermatura? Non ritiene che, sia la schermatura o sia qualunque altra ragione, questa non possa essere individuata con altro se non con un approccio tecnico? Secondo lei il produttore di detto cavo, se e sottolineo il se, ha raggiunto un miglioramento sotto questo aspetto, lo ha raggiunto andando ad orecchio? Ha sperimentato materiali e soluzioni ad orecchio? Via, siamo seri.
Se un cavo ha una rumorosità tale da essere percepita ad orecchio, il che significa, noti bene, tenga questo a mente, essere riprodotta dall’altoparlante, quella rumorosità ha un livello tale che è sicuramente rilevabile strumentalmente. Ergo modificabile, migliorabile. E in modo semplice, non con sforzi che giustifichino non dico 30.000 euro, ma nemmeno qualche centinaio.
A proposito del prezzo, trovo fuori luogo il suo ragionamento sul fatto che esistono tappeti, gioielli, orologi, che costano anche di più. Mentre sono d’accordo che possano essere anche più inutili, stiamo però parlando di oggetti che hanno un valore intrinseco. L’oro costa quel che costa, un orologio fatto a mano ha un suo costo, indipendentemente dalle ragioni che stabiliscono detto costo.
Ma riguardo al cavo, mi dica se lei abbia mai trovato una descrizione, da parte di un fabbricante di questi cavi dal costo esorbitante, che giustifichi tale prezzo, una ricerca, i risultati di detta ricerca. Dove sono? Mai visto niente. Se ritengo che il mio amplificatore sia superiore a quanto esistente, dico il perché. Lo stesso per la mia automobile o per il mio giradischi. Ma non è ammissibile che uno abbia la faccia di propormi un cavo da trentamila euro, ma per questo neanche da mille, dicendomi che è così e basta, provalo, fidati.
Funzionava al tempo degli imbonitori con l’elisir di lunga vita. Siamo andati avanti, credo.
Sui cavi, caro sig. Zen, ho sentito cose incredibili. Un recensore di un cavo di potenza (altra pacchia per fabbricanti disonesti, leggi imbonitori di detto elisir), è arrivato addirittura a suggerire l’eventualità che il cavo avesse la capacità di immagazzinare energia per renderla durante i picchi musicali. Ce ne vuole di buona volontà per definire un tizio simile come “recensore”.
La semplice esistenza di tutti questi miti, teorie, suggestioni, sta ad indicare che c’è assenza di sostanza.
Se un tipo di isolante, per dire uno dei componenti di un cavo, ma il discorso vale anche per gli altri, ha proprietà molto superiori ad un altro, lo sa chiunque operi nel ramo. Non credo che lei sia così ingenuo da pensare che il fabbricante del cavo da 30.000 euro abbia trovato un isolante che non conosce nessun altro, e soprattutto non possa essere identificato aprendo il cavo. Andiamo.
Riporto quanto lei scrive: “Blaterare che è immorale e scandaloso spendere tali cifre vuol dire semplicemente non usare nessuna ratio e sparare * al vento tanto per fare il finto moralista o il * con il ditino alzato”.
Sì, è scandaloso spendere certe cifre, ma ancor più scandaloso a mio avviso, e soprattutto disonesto, è il richiederle senza una minima giustificazione. Non ritengo, nelle oggettive osservazioni fatte prima e che seguono, di non aver usato nessuna ratio ma al contrario posso dirlo di chi tenta di giustificare ciò che è oggettivamente indifendibile senza uno straccio di argomento. Non ritengo di aver sparato *, né mi sento * nell’alzare il dito in questi casi. Ritengo invece che sia un dovere alzare il ditino, perché ritengo che ogni essere umano debba avere la dignità e l’amor proprio di rifiutarsi di essere preso per i fondelli.
E a proposito, sempre citando lei, di “stupide crociate, idioti luoghi comuni e lampante ignoranza”, vorrei esporre qualche argomento.
Primo: credo sia chiaro a tutti il concetto di “collo di bottiglia”. Ora, se un cavo migliora ciò che si sente, è fuori di dubbio che il cavo rappresenti il collo di bottiglia di un dato impianto. Non si può non essere d’accordo su questa affermazione. Ora, come si può pensare che ciò sia plausibile? Ma ha una vaga idea di cosa percorre il segnale, di quanti cambiamenti di stato avvengono? E poi il tutto riprodotto attraverso quell’oggetto dell’età della pietra, tecnologicamente parlando e rispetto ad un cavo, che è qualsiasi altoparlante? Secondo lei un cavo apporta variazioni riproducibili da un altoparlante che non possono essere rilevate strumentalmente? Andiamo, via. Sarebbe come dire che se usa il cavo da trentamila euro per collegare la capsula microfonica alla cornetta del telefono si sente la differenza. Il collo di bottiglia non è certamente il cavo.
Comunque, se fosse tutto lì, basta eliminare il cavo e fare solo integrati, mi sembra ovvio.
Secondo: * è sicuramente chi ritira fuori la storia del doppio cieco. Peccato però che sull’ultimo numero di Audio Review c’è il reportage di una visita al centro ricerche del gruppo Harman (leggi: JBL, Harman/Kardon, Revel, Mark Levinson!, Studer!!, Revox!!!, AKG, Infinity, e altri) dove hanno speso un pacco di soldi per realizzare una complessa struttura che consente il doppio cieco in modo quasi istantaneo. Si riporta che è stato fatto un esperimento condotto con diversi modelli di diffusori di vari marchi, su trecentocinquanta ascoltatori, sia esperti che non esperti. Guarda caso l’esito ha fornito dati in larga parte sovrapponibili che sono stati pubblicati sul Journal of AES. Tutti co****, i tecnici, i ricercatori, gli ascoltatori, quelli della AES?
Terzo: ma se i tecnici sono così ignorantelli, chiusi cerebralmente, ecc ecc, perché facciamo progettare a loro questi dispositivi? Perché spendere tutti quei soldi? Assumiamo quattro ascoltoni dalle orecchie d’oro e facciamogli tirare fuori qualcosa. Forza, cosa mi progettate oggi?
Caro sig. Zen, chi nega certe (secondo lei) evidenze, è gente che non le ha mai sperimentate.
È vero, non ho mai ascoltato un cavo da migliaia di euro. Ma, cosciente di darle con ciò argomento per dire “lo vedi? Vedi come sono ottusi?” le dico di più: se anche mi invitasse a venirlo ad ascoltare, mi rifiuterei, ho di meglio da fare. Non è presunzione, mi creda. Non posso buttarmi in un pozzo per verificare se ha ragione chi mi dice di farlo e che resterò asciutto, so perfettamente che mi bagnerò, quindi non lo faccio. So che gli argomenti sopra esposti sono validi, punto.
Ascolterò un cavo da migliaia di euro solo quando chi lo difende argomentando solo con sensazioni personali sarà in grado di individuarlo senza fallo durante un ascolto in doppio cieco. Perché un cavo sia udibilmente differente da un altro di riferimento, bisogna che quello di riferimento sia di qualità infima.
Le sensazioni personali sono un intero universo, non possono essere assunte a riferimento. Se uno sostiene che l’asfalto d’estate in lontananza è bagnato perché lui lo vede così e si rifiuta di andarlo a verificare non può essere preso in seria considerazione.
Come vede le ho esposto fatti oggettivi (punti sopra esposti) in modo rispettoso senza usare aggettivi nei suoi confronti, cosa che invece molto spesso fa la controparte, su questo argomento.
Fatti oggettivi ai quali o si risponde oggettivamente o non ha senso proseguire. Per fatti oggettivi intendo che mi si dimostri che un cavo normale altera un segnale di più di quanto faccia un amplificatore di qualsiasi livello. Per non parlare dell’altoparlante. O che un cavo è chiaramente individuabile in un test in doppio cieco. O meglio ancora, mi si spieghi per quale ragione tecnica un cavo sia così speciale, quali siano le sue prerogative.
Cordiali saluti
Giovanni Repetti




gfm
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#2

Messaggio da leggere da gfm » ieri, 15:18

12trxb, non si metta in questa guerra di religione, e' inutile.

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